giovedì 23 maggio 2013

Scritto da voi: Misuravo le gambe ogni giorno

Chi: Irene, 22 anni, laureanda in triennale di medicina, 
Segni particolari: occhi cangianti color sottobosco e capelli mossi e lunghi. 
Amici: chi guarda oltre gli aspetti superficiali di me, senza giudicare. Del mio corpo, amo la pancia perennemente piatta, l'altezza e la forma slanciata 
Nemici: le persone che si soffermano al primo impatto fregandosene di ciò che c'è dietro. Del mio corpo, odio la totale assenza di seno ma sopratutto l'essere una pera, con sproporzione tra le gambe (normali) e busto (troppo secco). 
Amerei: non avere più ansia nei confronti del mio corpo e vivere serenamente fino in fondo.
Sono la prova vivente di come complessi e problemi affliggano donne di tutte le taglie e di tutte le forme. Sono certa che se mi vedeste pensereste tutte la stessa cosa: che ha da lamentarsi quella?? Alta 170 cm per 55 kg, taglia 40, corpo tonico e asciutto, viso piacevole: superficialmente si direbbe che ho la ricetta per amare alla follia il mio corpo. Ma non è così, non è mai stato così. E posso dire a pieno titolo che i complessi sul corpo (e non solo) hanno segnato la mia stessa vita.

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È iniziato tutto alle elementari, più precisamente in terza elementare, quando il mio corpo ha iniziato a svilupparsi più in fretta di quello delle mie compagne, tutte magrissime e bassine. Ho comiciato a sentirmi diversa, i compagni mi prendevano in giro dicendomi che ero grassa (riguardano vecchie foto mi rendo conto che non ero assolutamente grassa, ma bensì robusta e grande per la mia età) ed io reagivo isolandomi e chiudendomi in me stessa, sentivo che non andavo bene e che gli altri stavano meglio se io non c'ero...a volte i bambini possono essere pungenti e cattivi in maniera indelebile. Il modo distruttivo in cui mi vedevo condizionava tutto il resto: nella mia mente sentivo quelli che chiamavo "i cattivi pensieri": si trattava per lo più di senso di colpa per come ero, mi sentivo sbagliata e la mia mente reagiva proiettandomi pensieri inquietanti che mi facevano piangere e stare male. L'immagine mentale di me stessa è rimasta bloccata a quella della "bambinona" goffa e isolata per anni, ancora oggi talvolta mi tormenta, inoltre mi sentivo "cattiva" per  pensieri che avevo e che sicuramente le altre bambine non avevano. All'età di 8/9 anni ero la più alta della classe. All'età di 10/11 ero più alta delle maestre, avevo il ciclo e mia madre mi comprava i pantaloni da donna taglia 42. Non avevo amici e se non fosse stato per mia madre, che organizzò il mio undicesimo compleanno insieme ad un'altra bambina, nessun compagno di classe sarebbe venuto alla mia festa.

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Ricordo molto bene come mi sentivo a quell'età, in cui tutti i bambini dovrebbero essere felici e spensierati, mentre io cominciavo a fare "amicizia" con i complessi che avrebbero accompagnato tutta la mia vita: provavo vergogna per come ero ma al contempo una grande rabbia, un senso di rivalsa crescente dato dal voler dimostrare a tutti che si sbagliavano, anche se io per prima davo loro ragione.

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Il periodo delle elementari è stato orribile, nonostante fossi tra le più brave della classe, ancora oggi lo ricordo con tristezza, il passaggio alle medie invece fu più felice, nella mia classe non ero più il gigante della situazione e, sebbene fossi sempre tra le più alte, il non essere la "peggiore" mi era sufficiente. In quei tre anni legai con i compagni molto meglio di quanto non facessi prima, riuscivo a non pensare in maniera distruttiva a me stessa ma i sensi di colpa erano latenti e cominciavano a manifestarsi in maniera mimetica nel mio rapporto col cibo. Ad ogni modo, allora non me me rendevo conto. Stavo crescendo e il mio corpo diventava più aggraziato: arrivata a 13/14 anni la mia taglia 42 da donna non era più così fuori tempo e, unita all'apparecchio per i denti che tolsi e baffetti e sopracciglia che iniziai a farmi fare, il mio aspetto cambiò in meglio, sembravo più grande e i ragazzi iniziavano a guardarmi (sebbene allora mi importasse poco!).

miss mawi

Arrivati a questo punto della storia vorrei potervi dire che tutto è andato bene, da li in poi, ma in realtà è l'esatto contrario. Le scuole superiori e, contemporaneamente, il primo amoretto sono state distruttive per me. A 14 anni conobbi L. e dopo poco, diventò il primo bacio e il primo vero ragazzo. Sentivo che il mio essere inadeguata adesso doveva rendere conto a qualcuno, che le "ciccette" che lui strizzava quando mi baciava non andavano bene e dovevano essere debellate e che paragonata alle mie magrissime compagne di classe io ero sempre una bimbona.

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E da li, inizia il mio vero incubo privato: a 15 anni non ancora compiuti iniziai a mangiare sempre meno, a fare sempre più sport e a contare ogni singola caloria che ingerivo. Persi peso, passando da 56 a 53, poi da 53 a 51 e dopo qualche mese, ne pesavo 46 scarsi, per un'altezza che allora era di 167 cm.

fashionshub

Mi lasciai con L. dopo quasi un anno, perché la mia fissa per la dieta aveva cambiato il nostro rapporto,  per fidanzarmi con le mie ossessioni per lungo tempo: da quel momento in poi per me finì ogni gioia perché tutta la mia intera esistenza era finalizzata a contare le calorie per rimanere magra. Le persone notavano che ero più secca, mi facevano osservazioni e il mio ego era alle stelle in quanto, per come la vedevo allora, essere magrissima equivaleva ad essere come le altre ragazze, che io tanto ammiravo ed invidiavo.

rodeo

Dai quindici ai 17 anni non ricordo molto altro, se non le oscillazioni di peso tra i 46 e i 53 chili, il ciclo che non veniva più, le liti continue e furiose con i miei genitori e i miei continui confronti mentali con le altre ragazze. Spesso rifiutavo uscite e inviti a cena per non dover perdere il controllo su ciò che mangiavo, e questo ha minato molto la mia capacità futura di legare con gli altri. Non mi sono costruita rapporti di amicizia duraturi perché socializzare troppo voleva dire sia aprirmi con gli altri e quindi mostrare le mie ossessioni, sia perdere il controllo sui pasti.
In quel periodo si sviluppò ampiamente il complesso che tanto mi ha fatto e ancora mi fa penare: le gambe. Me le misuravo ogni giorno e appena vedevo aumentarle di un cm, non mangiavo, vomitavo (di rado) o andavo a correre per ore.

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A 17 anni, dopo tre anni di fissazioni, cominciavo a non poterne più: contare ogni giorno era estenuante e sentivo di non avere più il controllo della mia mente, nonostante fossi sempre tra le prime della classe sentivo che gran parte del mio potenziale mentale era assorbito dal contare le calorie e questo iniziava a farmi sentire frustrata. Inoltre, i continui saliscendi col peso avevano cominciato a crearmi problemi non solo a livello mentale, ma anche fisico: cellulite e accumuli localizzati nei punti più indesiderati, cioè sedere e ginocchia.


Vedevo gli altri ragazzi della mia età che vivevano spensierati cosa che per me era impensabile, senza contare che , tutta presa come ero dalle mie operazioni quotidiane, non avevo più carattere ne personalità: mi piaceva ciò che piaceva alle mie amiche, mi vestivo come loro si vestivano e così via. Adesso, guardando indietro, capisco che in realtà la sensazione che avevo di non avere una via d'uscita era data da una profonda carenza di autostima, a causa della quale mi ero fissata con la "perfezione" del corpo, che mi deprimeva e mi annullava del tutto.
Comunque quell'anno qualcosa nella mia testa cambiò, dopo essere arrivata più volte a pensare che qualunque vita era meglio di quella, che la mia non era vita ma sopravvivenza, iniziai a pensare che dovevo rischiare, dovevo provare a cambiare. In quel periodo, cercai di disintossicarmi dalle ossessioni e gabbie alimentari, ingrassai qualche chilo e provai ad accettarmi.

o-f-f-t-h-e-w-a-ll

Fu in questo delicato momento che conobbi C., il mio attuale fidanzato, proprio nel momento in cui secondo i miei vecchi standard ero grossa e cosciona. Con lui mi sono aperta e di fronte alle mie debolezze ha sempre cercato di fare da pilastro, e ci è riuscito in parte e col tempo. 
Non è stato così semplice perché, in effetti, anche con C. ho avuto delle brutte ricadute che per poco non hanno rovinato il nostro rapporto, tuttavia sono riuscita col suo appoggio a riemergere dal mio incubo e ne sono uscita del tutto solo la scorsa estate, quando dopo l'ultima trovata per dimagrire (la famigerata dieta Dukan), ho toccato il fondo: per la prima volta sentirmi dire che ero troppo magra non mi dava alcuna soddisfazione, anzi mi dava fastidio, avevo nostalgia dei miei sani chili "in più" e ho detto basta definitivamente alle diete e alle ossessioni.

rodeo

Si, dopo anni di sofferenze la scorsa estate ho dato una svolta decisiva alla mia vita, e questa svolta è stata resa possibile sia da lunghe riflessioni su me stessa, sia dai numerosi tentativi anche sofferti di lasciarmi andare, sia dalla prima esperienza di lavoro vero: oltre a dire basta alle diete e ai calcoli delle calorie (cosa che mi ha fatto prendere peso, 55 chili che per voi sicuramente sono pochi per me prima erano una vera esagerazione) ho fatto un paio di follie che però mi hanno aiutata a capire che sono io la padrona di me stessa e NON le mie ossessioni e i miei standard assurdi. Mi sono tatuata un disegno simbolico per tenere sempre a mente che devo lavorare su me stessa, conoscermi a fondo e scoprire chi sono davvero; mi sono fatta asportare chirurgicamente gli accumuli di grasso sulle ginocchia e all'inguine che avevo a causa dei continui saliscendi col peso (lo so, molte di voi mi giudicheranno per questo ma il motivo per cui mi sono operata è più psicologico che fisico). Chiariamo: la chirurgia o i tatuaggi non sono la soluzione per piacersi di più, se l'ho fatto è solo perché volevo un cambiamento drastico e radicale, indelebile, che mi distanziasse da come ero prima, e a questo scopo hanno funzionato alla perfezione.

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Ad oggi, sono una persona totalmente nuova, diversa, che sta cominciando adesso a scoprire le proprie qualità e a godersi la vita, una brava ragazza con i suoi difetti e le sue debolezze, che lavora, fa tirocinio, scrive la tesi, fa un po' di sport (ma non troppo! Solo x il piacere di farlo) e vive la sua vita un giorno dopo l'altro . Nonostante tutto, ho sempre un po' di ansia nei confronti della linea e del fisico, tuttavia me la cavo "parlando" con me stessa e cercando di accettarmi per come sono adesso. Non importa quanto gli altri ci dicano che siamo belle, brutte, magre, grasse, buone, simpatiche, antipatiche, l'importante è voler bene a noi stesse per prime perché senza questo pilastro fondamentale è impossibile qualsiasi altra cosa.

Aggiungi didascalia

Lo stress mentale che tutto questo mi ha portato è enorme, se non avessi passato 7 anni a autodistruggere i neuroni del mio cervello probabilmente adesso sarei una persona totalmente diversa. Sarei entrata a medicina, avrei delle amicizie consolidate e più sicurezza in me stessa, ma alla fine tutto accade per un motivo e sono certa che un giorno, guardando indietro, riuscirò a vedere dei lati positivi di tutta questa storia. Alla fine, a 22 anni, è ancora tutto da scrivere...e se non altro il mio passato mi ha aiutata a dar valore alla vita, perché so cosa significa desiderare di non averne una.
Adesso, guardo avanti e cerco di godermi le cose belle della vita e di ripartire da me.


mercoledì 22 maggio 2013

Il costume per ogni forma del corpo

L'estate sta arrivando e io ho un post che mi gironzola in testa (e nel moleskine) da ottobre sull'argomento mare, ma secondo me non è ancora arrivato il momento giusto, o almeno non qui dove io sono ancora costretta a trench e sciarpina in lino. È arrivato però il momento di parlare di costumi, o almeno di ripassare l'argomento costumi trattato due anni fa.
Avevo deciso infatti di consigliare il costume a seconda delle varie caratteristiche corporee invece che della forma del corpo, perché dato che i due pezzi si possono scegliere separati (e i negozi che non lo consento non meritano i miei soldi), pensavo fosse più pratico.
Adesso invece vorrei riaffrontare l'argomento per forma del corpo, ma ripetendo anche la premessa: con i costumi non si possono usare tutte le stesse regole che per i vestiti perché non siamo abbastanza coperte.


Miti da sfatare o da confermare:
  • Il nero non snellisce, se mai concentra l'attenzione sul fisico distogliendola dal costume.
  • Lo stesso vale per un costume piatto e molto semplice.

  • Una culotte, specie monocolore, non sarà altro che una banda orizzontale sul vostro lato B allargandolo.

  • I costumi molto sgambati allungano la gamba ma enfatizzano la curva in fuori, quindi non sono adatti per chi ha i fianchi larghi da pera e clessidra.
  • Anche i costumi molto poco sgambati rischiano di tagliare la silhouette di chi ha fianchi rotondi in modo poco naturale.

  • Il costume tagliato dritto sul sedere che divide ogni chiappa con una retta e non con una curva non fa che appiattirlo, da scartare per chi lo ha piatto.
  • La brasiliana fa sembrare il sedere più rotondo, astenersi se non si ha un ottimo rapporto con l'estetista.

  • Il costume a fascia va bene solo per seni sotto la seconda coppa B, allarga il torace e riempie il seno, specie se arricciato. Bene per pere e rettangoli, o clessidre poco formose. Sconsigliato soprattutto alle mele che hanno già un torace ampio, il seno sembrerebbe ancora meno.

  • Il costume intero va molto bene se siete una mela, specie se con qualche intreccio sulla pancia.

Al più presto i singoli post su ciascuna forma del corpo.



Le indicazioni per ciascuna caratteristica fisica invece le potete trovare qui.

martedì 21 maggio 2013

Dress Code: Insegnante

Fare l'insegnante è uno di quei lavori in cui l'aspetto esteriore è delicato e molto importante. È uno di quei lavori in cui bisogna guadagnarsi rispetto e attenzione, ogni giorno e in modo diverso a seconda che gli alunni abbiano 7 anni o 22, e gli abiti che si indossano possono certo cambiare di molto la percezione che gli alunni hanno di noi.


Il fatto che non sia un lavoro con un rigido dress code complica le cose perché permette a chi lo fa di presentarsi in qualunque modo, dalla tuta al tailleur alla signorina Rottermier. Ovviamente la percezione che hanno gli alunni del look indossato inizia ad avere una certa importanza dal liceo in poi e lo è maggiormente se siete molto giovani, ho due amiche che insegnano al liceo e all'università e hanno difficoltà a non farsi confondere per una studentessa, talvolta anche dagli altri insegnati. Dividiamo quindi il dress code a seconda della scuola in cui si insegna.

Una maestra delle elementari più si scosta dalla signorina Rottrrmier meglio è. Un look sportivo, persino trasandato e giovanile permette di interagire con i bambini senza temere di farsi sporcare. Certo se ci si ritrova in una scuola piuttosto formale questo look jeans e sneakers paga poco con le colleghe, ma si può ottenere lo stesso effetto con abiti da giorno (e da lavatrice) collant e stivali, o leggings se i bambini vi richiedono la ruota. Look che dona anche molto di più se si ha una forma a pera o a clessidra.


Le medie invece sono un'età difficile, i maschi sono ancora bambini, le femmine invece sono molto influenzate dal mondo esterno, dalla moda o dal corpo che cambia. Per questo motivo il look da elementari può non essere adatto, quello che ci vorrebbe è uno sportivo semplice che si eleva verso il mondo adulto con pochi dettagli. Vanno bene quindi jeans e maglietta ma meglio se con le ballerine, e se proprio si devono indossare le scarpe da ginnastica meglio comunque accostarle al resto del look, magari riprendendo un colore di esse per maglione e orecchini. I gioielli sono l'altra cosa che serve per "adultizzare" un po' il look senza essere troppo seriose, non è necessario che siano gioielli veri, la bigiotteria un po' colorata da quel tocco in più per rendere il look più femminile. Abitini e gonne da giorno vanno anche in questo caso bene ma cercando di non renderli troppo eleganti.


Le scuole superiori e l'università invece sono gli ambienti in cui il modo in cui ci si veste è il più importante, soprattutto per giovani insegnanti che per età possono essere scambiate per alunne. L'autorità ce la si guadagna con il tempo, il rispetto anche, ma ricordate che gli studenti "fiutano la paura" e cercate di non diventare quelle giovani insegnanti che sbranano ad ogni domanda perché temono che si questioni la loro autorità, gli studenti capiscono che il motivo è quello. Se siete giovani e insegnate alle superiori o all'università i jeans sono banditi. Non c'è nulla da fare sono la divisa dello studente. Potete ripiegare su pantaloni blu, e certamente su abiti e gonne. Da scartare anche, per quanto possibile, le scarpe da ginnastica, concessi invece tutti i modelli simil hogan (per quanto brutte e da vecchia sono meno confondibili con il look ragazzina). Per chi come età non rischia di essere scambiata per una studentessa i jeans sono invece concessi, ma una camicetta o un blazer aiuteranno a mantenere l'autorità. Da scartare invece le polo che rischiano di far apparire il look troppo sciatto, specie dopo gli anta (presto delucidazioni sulla polo). Vestitini e gonne anche con un po' di tacco aiuteranno di certo le più giovani ed elevarsi tra le studentesse, ma aiutatevi con accessori sobri a non sembrare troppo "alla moda"


Dovendo dividere i look per varie tipologie di scuole ho preferito non aggiungere anche il look per ogni forma anche perchè le indicazioni sono in ogni caso generali. Ma non escludo di poter fare un approfondimento magari in futuro.

giovedì 16 maggio 2013

Non giudicare il corpo

Ci ho provato tante volte, l'ho scritto in una sola lingua ma sotto tanti argomenti diversi, ma a poco è servito. Lo capisco, è difficile mollare una convinzione, un comportamento a cui siamo abituati da anni, e spezzare il circolo vizioso. Ma almeno si potrebbe provare a capire oggettivamente che si tratta di un comportamento sbagliato, poi a frenare la lingua ci si prova per gradi.
Lo so perché io per prima non la pensavo così. Già di mio sono una persona che giudica, una che pensa che deve insegnare il suo modo di fare le cose agli altri (molto presuntuoso da parte mia lo so, ma mi hanno disegnato così!), in certi campi magari ho ragione più spesso che in altri, per esempio nel lavoro, ma nonostante questo ho capito che non è un comportamento corretto, nemmeno un po'. Da quando ho scoperto di avere questo comportamento (mio padre è uguale, ma non lo sa e non lo ammette) ho cercato di combatterlo, e questo mi ha portato ad aprire il mio piccolo cervellino con paraocchi e avere milioni di idee e visioni delle cose.
In questo post vorrei parlare di un giudizio in particolare che tutte noi facciamo o abbiamo fatto e che non solo è dannoso per gli altri e per noi, ma ci fa passare per superficiali, saccenti e, perdonate, anche un po' stupidi.

Giudicare il fisico altrui. Magro o grasso che sia.
Non è completamente colpa nostra, ma dei film che fanno vedere le protagoniste tutte in forma, delle pubblicità che ci dicono che la pancia dopo i pasti è da eliminare con una pillola (ma per favore!) e della società che ci dice che chi è grasso è pigro e che è giusto che per questo venga deriso.
Mi ci metto anche io, sia chiaro, no a deridere no, dopo quello che ho passato non ne avrei mai avuto il coraggio. Ma è difficile pensare che in quasi 30 anni della mia vita non mi sia comportata come la società mi diceva di fare, in fondo avevo perso 8 chili dopo averli presi per colpa dei farmaci, in fondo avevo (e ho) un metabolismo che più che lento è bloccato... Sarà che ho ricominciato a leggere Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (Game of Throne per i profani) ma mi sembra di sentir riecheggiare "Tu non sai
niente". No, non so niente e non sapevo niente nemmeno prima. Non sa niente nessuna di voi, perché ogni caso è diverso e se anche vi trovaste di fronte la vostra gemella in peso e altezza avrebbe un vissuto completamente diverso dal vostro, generalizzare non serve a niente. Quello che so è che l'unico modo per cambiare le cose è smettere di giudicare.
Quello che vorrei trasmettere, e non so se ci riuscirò, è che sparare giudizi sul fisico altrui non porta ad altro che a far sentire agli altri e voi stessi sbagliati. Perché giudicare è una cosa che si fa per il gusto di farlo (sempre, anche quando pensate di esprimere una qualche "verità") e non ci sarà mai nessuno abbastanza magro o abbastanza in forma da non destare le critiche di qualcuno.
Sto parlando di due giudizi particolari:
"È troppo grassa dovrebbe fare qualcosa per la sua salute!"
"Com'è dimagrita, non starà mica diventando anoressica?"

Sono due giudizi simili ed entrambi sono superficiali, non dettati da vero interessamento, ma anche se lo fossero sono posti in modo sbagliato.

Il peggiore di tutti è però quello generalizzato: "Le persone grasse/obese sono pigre, basterebbe mangiare sano e muoversi, non si occupano della loro salute"
"Io l'anoressia non la capisco, sono tutte palle, se sei troppo magro mangia!" (Questa l'ho sentita con le mie orecchie)
Prima di analizzare i giudizi e tirare fuori l'errore di fondo, vorrei dire che anoressia ed obesità sono due stati del disturbo alimentare molto diversi, che possono anche avere cause comuni ma le persone che ci si trovano non possono essere trattate allo stesso modo.
L'anoressia è una malattia, che per cause psicologiche ti fa rifiutare il cibo e fa si che tu ti veda più grassa di quello che sei. Fa si che tu pensi che se diventerai abbastanza magra (e non è mai abbastanza) tutto si risolverà, oppure che nessuno ti noterà più.
L'obesità è una malattia, che fa si che trovi il conforto nel cibo, che tenti di nasconderti dietro ad esso e che non credi di valere abbastanza e quindi perché provarci. Perché provarci non significa non mangiare più merendine, significa scoprire come far partire il tuo metabolismo, quali cibi lo rallentano, e mangiare molto poco non fa altro che bloccarlo ancora di più.

Il rapporto con il proprio corpo che hanno due persone in questi due tipi di malattia anche sono estremamente diversi, la prima lo osserva e lo critica come una ossessione, la seconda lo ignora e cerca di nasconderlo.
Per questo motivo il modo di trattarle é molto diverso. Una persona anoressica fomenta la sua situazione osservando foto di ragazze magre, troppo magre, una persona obesa invece può solo trarre giovamento da esempi di donne curvy o plus size che si mostrano sorridenti e ben vestite.
Per questo motivo spero di usare più spesso foto di fashion blogger plus size o curvy, perché la mia speranza è duplice:
  • Spero che chi non si piace perché si reputa troppo grasso (che lo sia o meno) veda esempi di belle donne sicure di se più simili alla sua fisicità e capisca che si può essere belle e/o felici e ammirate anche se non si è magre. Oltre al fatto che ci sono abiti che ci amano a prescindere di com'è fatto il nostro fisico.
  • La seconda è che chi giudica smetta di giudicare. Vorrei dire esplicitamente a chi crede che l'obesità, essendo una malattia, rischi di essere promossa e scusata utilizzando tali foto, che è proprio il contrario. Le blogger e le modelle plus size fanno qualcosa di meraviglioso, molto più di quello che sto facendo io qui, mostrano al mondo e ad altre ragazze plus size, che ci sono anche loro, e che l'aspetto fisico non preclude la felicità ma nemmeno la bellezza.
Saks in the city

E chi ancora continua a dire "la salute, la salute, la salute" dirò che la causa dell'obesità non si cura con triti e ritriti giudizi superficiali, ma con comprensione e accettazione. Accettazione che viene prima del dimagrimento.
E se ancora avete dubbi riguardo al criticare l'utilizzo di foto di modelle plus size o al permettersi di dire alla collega over 48 di non esagerare con i biscotti vi lascio una parte del commento arrabbiato di Ilaria, magari vi sveglierà un po'! "Mi sento come se mi trattassi come un'idiota: ma ti pare che, a 13 anni come a 30, io non sappia che l'obesità è una malattia?? E che non sappia cosa c'è dietro?? E DATO CHE RIGUARDA ME vuoi vedere che non so come e perché sono arrivata a pesare tanto?? È avvilente! Semmai sei tu, siete voi, a non sapere niente, a non avere idea di cosa c'è dietro! Che vi fermate all' "è colpa LORO LORO LORO!!!!" e basta. Ma che ne sai... e lo dico con amarezza!! State zitti, fate meglio e prima! Teneteveli per voi questi commenti, ci fanno ancora più male!!"

Ricordate che come dice TaccoDieci "Siamo tutti Geni con le vite degli Altri!"

Saks in the city

mercoledì 15 maggio 2013

L'armadio Base Primaverile Estivo della Donna a Rettangolo

Abbiamo parlato ampiamente delle "paturnie" di noi donne dalle gambe importanti, ma non crediamo che le Donne Rettangolo siano immuni dalle paturnie solo perché sono magre. Le gambe a una donna possono apparire sempre troppo bianche, troppo spigolose, con le vene troppo in vista, insomma non siamo mai contente. La ricetta è sempre la stessa, fregarsene, essendo consce di cosa ci dona e cosa no.

L'estate per la donna rettangolo è un'ottima occasione per giocare con le sovrapposizioni ma senza infagottare la figura, munendosi quindi di strati sottili e realizzando così il suo Armadio Base


Gli abiti sono ovviamente il capo che più le dona femminilità e sopperisce la sua assenza di curve, una volta superata la "paturnia" gambe. Sicuramente il suo armadio base non può fare a meno di abiti a sacco, ma anche di tubini poco affiancati. Sicuramente dovrà possederne uno bianco, ma anche uno blu o nero per le occasioni più formali. Scegliere un taglio a matita o a tulipano se si vuole creare l'illusione di qualche curva.


Le gonne migliori sono quelle colorate, ma un paio base aiutano a fare abbinamenti, e come per la triangolo invertito non possono mancare né bianche né di jeans corte e dritte. Preferite i tessuti più rigidi di modo che non pendano senza vita dalla figura poco formosa. Aggiungiamo sen'altro una minigonna più scura, e sottolineo che l'orlo può essere allungato fino al ginocchio, se lo desiderate per via dell'età, ma superare il ginocchio solo se arrivate a un metro e settanta.


I pantaloni e i jeans, skinny o a sigaretta sono gli stessi che le erano adatti in inverno, ma si possono aggiungere modelli Capri e shorts a profusione. Sicuramente un Capri bianco con risvolto in fondo, sia sportivo sia di fattura un po' elegante può esserle utile in moltissime occasioni.
Il vantaggio di questa forma è che difficilmente risulterà volgare non essendo procace, nemmeno con un paio di shorts, ma ciò non vuol dire che va bene anche il modello inguinale. Cercatene però modelli meno sportivi sia da giorno che da sera, meglio beige o di colori base scuri. Lo shorts bianco, non è così semplice da abbinare in contesti diversi dalla spiaggia, ha bisogno infatti di colori soft per evitare l'effetto "truzzo".



I top e le t-shirt estive saranno le migliori per movimentare la figura, ma quelle base permettono di indossare pantaloni e gonne più elaborate. Saranno necessarie certamente t-shirt classiche, sia leggermente aderenti che più morbide, sia bianche che nere. Scegliere le canottiere meno sportive e con scolli tondi per non dare altre spigolosita alla figura con quelli quadrati o ridurre ulteriormente il seno con quelli a v. I top senza maniche con scollo a cuore o tagliato dritto vanno invece ad ampliare il torace, quindi sono adatti al seno minuto. Per le camicette preferite quelle in tessuto molto morbido, dal collo leggermente arrotondato, anche qui per ingentilire la figura.


I maglioni invernali sono di certo i migliori per dare morbidezza a questa forma, e con quelli estivi difficilmente si può fare il contrario. Scartare il cotone oversize e molto rigido per evitare l'effetto sacco, meglio un modello morbido e sottile che accompagni solo leggermente la figura. Il cardigan invece non deve essere troppo morbido altrimenti penderà senza vita, il modello migliore è corto di modo da creare un punto vita, o lungo oltre le anche. La mezza misura rende la figura un po' miserella. Anche in questo caso sono concessi sia colori base chiari che scuri.


Il blazer è il capo in assoluto pensato per la donna a rettangolo, infatti Giorgio Armani si lamentava di queste sporgenze che hanno davanti le donne e che rovinavano la caduta delle giacche (oibò Giorgio, ora ci tagliamo tutte le tette solo per te!). Per questo anche in estate è un capo base per questa forma. I modelli sono gli stessi dell'inverno, ma sceglietelo anche bianco e di tutti i colori base chiari. Una giacca più sportiva può essere sia una giacca di pelle del classico modello bomber, sia una giacca a vento. Il trench sarà dal taglio dritto, meglio se con cintura e non oltre metà coscia. Sceglietelo che vi calzi a pennello, lasciamo perdere l'oversize e anche bianco o panna, lasciando stare in special modo il nero.



Mi sto dando da fare, nonostante i recenti imprevisti, per finire i guardaroba base primaverili il prima possibile, a breve quello della Rettangolo poco Spigolosa.