giovedì 17 aprile 2014

Maglioni con la zip

Le cerniere sono una fantastica invenzione, prima tutti i capi si chiudevano con tanto bottoncini o laccetti, ci pensate? Adesso quanto tornate senza fatica sfilate semplicemente tirando una zip la giacca, i jeans, la gonna, il vestito, la felpa, il maglion... Eh no, il maglione no!
Speravo che fossero rimasti negli anni 2000, o in quel periodo della vita in cui l'abbigliamento deve essere il più sportivo possibile, invece mi capita ancora di vederli indosso a ignare signore, che non sanno che un capo analogo, ma abbottonato come un cardigan, farebbe apparire il loro look 100 volte meno sciatto.


Per prima cosa ci sono due tipi di maglioni con la zip, il primo tipo, meno terribile, è quasi riservato agli uomini. Sono quei maglioni con il collo alto aperto da una zip, passabili in un uomo, un po' meno in una donna, perché spesso non sono affiancati e hanno un restringimento infondo che vi fa apparire un po' troppo tondeggianti.


Il secondo tipo invece, è il maglione che con una cerniera si apre completamente, da cima a fondo. Poco importa come è fatto lo scollo e come il fondo, anche se più entrambi sono stretti più l'effetto sacchetto avanza, ma è proprio questa zip rigida, affiancata al tessuto morbido di lana o cotone, che sembra godere di vita propria. Si inarcherà sul seno, e sporgerà in avanti, anche se siete poco prosperose, e poi spunterà di nuovo in fuori in basso dalla vita, specie quando siete sedute, creando una pancia che assomiglia più ad un alien. 



Di solito è una zip in acciaio, ben visibile, e gli stessi dentini che decorano fantasticamente una giacca di pelle, a contatto con la lana sono spaesati e più aggressivi, quasi stessero per mangiarsi ogni filo che si avvicina. Il peggio che può succedere poi è che la zip di incastri, tiri qualche filo e il maglione diventa irreparabilmente da buttare... Ho scritto il peggio? Ho sbagliato, questa è la cosa migliore che vi può capitare.


C'è solo un capo peggio del maglione con la zip, la camicia con la zip, non fatemi andare oltre vi prego.


mercoledì 16 aprile 2014

We are responsible

Da un po' di giorni sto guadando il nuovo programma di make over su Italia 1, la più brutta copia possibile di Plain Jane. Lo sto guardando per farmi un'idea, perché per scriverne un post voglio aver visto più di un episodio, perché sparare su Belen che parla di eleganza è facile, ma non voglio farlo gratuitamente.


Mentre guardavo tale programma, ho iniziato a pensare cosa è per me Belen, cosa rappresenta, e come me la figuro. Mi è venuta in mente la pubblicità della Tim dove faceva la professoressa di latino e Cristian De Sica ci provava con lei, e lei sorrideva compiaciuta non oltraggiata.


Quella ovviamente non è Belen, è lei che interpreta un personaggio in una pubblicità, una pubblicità che può solo aver scritto un uomo la cui fantasia è provarci con la prof del figlio, o che già l'ha fatto. Un uomo che guarda solo film porno e non ha mai avuto una conversazione con una donna che andasse oltre al "ehi, ci stai?" (E mi spiace dover citare una frase di Robert Downey Jr per questo). Non è una sua responsabilità se io la identifico con quel personaggio... o si?

Nel 1913 una famosa suffragetta, Emily Davison, si lanciò sotto il cavallo del Re a Derby e morì.
Fu una martire accidentale?
Vera Rubin pioniera nello studio della rotazione delle galassie e
Stephanie Lwolek ricercatrice che inventò il Kevlar

Lei ha accettato conscia del ruolo che doveva interpretare, ha accettato perché è lavoro, anche se non penso che fossero soldi che le hanno consentito di arrivare a fine mese. Ma ha accettato. Ha accettato una cosa non illegale ma umiliante, per se e per tutto il genere femminile. E come lei hanno accettato tutte le veline seminude, le ragazze nella scatola, le Brave Giovanne in cima alla scala, tutte coloro che vanno in tv a interpretare ruoli che ci fanno tornare indietro di 50 anni, ruoli che imprimano nella nostra mente il concetto che la donna è un giocattolino compiacente.


È anche una loro responsabilità il fatto che l'immagine della donna in tv è quella che è. Ci sono uomini che non accetterebbero di essere il testimonial di una pubblicità di lassativi, o di eiaculazione precoce, ma molte donne non si fanno problemi a interpretare scenette da preludio di un film a luci rosse. Perché?

Woman's Army Corps

Prime donne piloti

Ma quello che più mi spaventa è che siamo sempre giudicate in tv, mi piacerebbe prendere un campione di uomini comuni, portarli in un programma tv e sottoporli davvero al giudizio di qualche Personal stylist, io credo che al terzo: "Ma vai in giro così? Non si può vedere!" Uno di loro inizierebbe a prenderlo a cazzotti. In questo gli uomini sono assolutamente meglio di noi. Si difendono, perché noi non lo facciamo?

Women's Air Service Pilot

Lorella Zanardo ci esorta ormai da tanto a riprenderci il corpo delle donne dalla tv, ma io vorrei che ci riprendessimo anche la nostra mente, perché non possiamo essere rappresentate solo come scemette e lascive. Non è una battaglia facile, ma è una battaglia che va combattuta prendendoci le nostre responsabilità, anche di noi che queste pubblicità le subiamo.




martedì 15 aprile 2014

Come vestirsi in primavera

La primavera è arrivata, non so come sia nelle vostre città ma qui a Genova c'è quell'aria frizzantina la mattina, che a mezzogiorno vi fa desiderare di essere uscite in mezze maniche.

media cache

my revelment

Il problema dell'abbigliamento in questo periodo è molto più sentito, e le ragioni sono più di una:
  • L'escursione termica è appunto notevole e stando fuori tutto il giorno è necessario coprirla tutta.
  • Abituate fino ieri al maglione collo alto e gli stivali, non sappiamo più nemmeno come si fanno gli abbinamenti da mezza stagione.
  • Essere sovra-coperte stona di più che in autunno, anche se avete il raffreddore ci sono certi capi e soprattutto certi colori che vi fanno apparire fuori stagione.
wild flwr child

Dato che abbiamo già affrontato il tema ballerine killer, quali sono gli altri capi che più ci aiutano in questo periodo? I pantaloni, i gambaletti color carne, quei maglioni misto cotone, misto angora, misto misto, che vi scaldano appena appena, giacche leggere e trench, pashmina sottili e molto morbide. Ma sopra ogni altra cosa due colori ci salvano: il beige e il blu. Un outfit ancora invernale infatti, se nei toni del blu invece che del nero, risulterà molto più leggero e abbinato alla temperatura esterna, il beige invece permette di smorzare i toni più cupi anche dei capi più pesanti.
Ma come adattare questi pochi capi ad ogni forma del corpo?

Se la vostra forma è, come la mia, quella della Pera, cercherete un paio di jeans leggermente svasati, e vi concentrerete su un capo aderente e colorato per ampliare il busto, anche la sciarpa e la giacca aiuteranno a ridistribuire le proporzioni e farvi rimpiangere un po' meno di lasciare per poco tempo la gonna. La parte più difficile per la Triangolo Invertito sarà trovare una giacca scura non doppiopetto, ma già è contenta di abbandonare le giacche trapuntate che la facevano apparire più goffa in inverno. Pantaloni chiari ed aderenti sono quanto di meglio per evidenziare le gambe snelle.


La donna a Rettangolo invece deve riuscire a rendere più morbida la sua figura abbandonando gli spessi maglioni in lana, meglio puntare su un capo in cotone spesso, o con angora che addolcisce. Aggiungere colore anche solo negli accessori è fondamentale per spezzare la figura. 
Per la donna a Clessidra la difficoltà sarà trovare una giacca e un maglione avvitati e un po' scollati, se la sua forma è molto morbida si sentirà più a suo agio con un pantalone scuro, altrimenti può schiarire anche questo capo.


Un cardigan lungo aperto è ciò che ci vuole per minimizzare il torace della donna a mela, e un paio di pantaloni colorati, magari del colore che va di moda questa primavera rendono il look un po' meno da signora. Dato che il solito trench rischia di appesantire un po' la figura con il doppiopetto, meglio cercare un parka, onnipresente nei negozi da un anno, che arrivi appena sotto il lato b. Ricordarsi di tenere la sciarpa lunga sopra il parca per evitare che il torace appaia un tutt'uno.


giovedì 10 aprile 2014

Scuola Moda Vezza: la mia gonna a Ruota

Ogni tanto credo che la vita ti porti dove decide lei, mi ha portato a questo blog, senza che io avessi uno scopo preciso, ma se c'è una cosa che non credevo avrei mai fatto è creare un capo con le mie mani.

Quando mi è stata offerta la possibilità di imparare alla Scuola Moda Vezza però non ho esitato e ho deciso che il primo capo che avrei realizzato sarebbe stata una gonna, a ruota ovviamente.


Eccovi qui il diario fotografico delle mie lezioni:

Creare il cartamodello di una gonna a ruota è semplice, basta la misura del punto vita, quello che è un po' più delicato e laborioso è il cinturino. Sara ha creato il modello sotto i miei occhi, e io lo conservo per poter cucire altre gonne con lo stesso modello e diverso tessuto o fantasia.


I passaggi sono stati tanti ed è quasi impossibile descriverli tutti, anche perché, soprattutto per quanto riguarda il cinturino, sono sicura di essermene dimenticata qualcuno e alla prossima gonna dovrò chiedere ripetizioni. Provo ad appuntarvi i fondamentali:


  • Appuntare il tessuto al cartamodello, per niente facile come sembra.
  • Tagliare il tessuto, con la forbice usata solo per il tessuto e facendo sforbiciate lunghe per fare meno micro tagli
  • Imbastire con punti molli le due metà della gonna. Serviranno come segno per l'imbastitura vera.
  • Posizionare la cerniera ed imbastirla, la mia è stata posizionata sul lato, abbastanza corta per infilarla dalla testa. Per infilarla da sotto avrei dovuto farla lunga come metà gonna, e avrebbe stonato. Gioie e dolori di essere una pera.
  • Cucire le due metà della gonna insieme, ho scoperto di essere abbastanza precisa con la macchina da cucire, ma con il punto zig zag (per evitare che si sfilaccino i bordi), sono un disastro.



A quel punto la gonna in se era anche quasi fatta, orlo a parte, ma il cinturino ha richiesto tutte le mie capacità da principiante.
Abbiamo deciso di utilizzare il canetè per rendere il cinturino rigido. La difficoltà è stata quindi imbastire il canetè con il tessuto, senza che facessero grinze data la diversa elasticità. Una volta fissato alla gonna però e imbastito per bene, cucirlo è stato anche abbastanza semplice, ma poi sono dovuta passare all'orlo.
Perché una gonna a ruota è davvero una ruota, con un raggio molto ampio dato che ho deciso di farla arrivare appena al ginocchio, così mi sono messa con molta pazienza a guardare per la prima volta My fair lady e imbastire il mio orlo, ripiegando in tre ogni pezzettino di quel tessuto scivoloso.



Alla fine, restava solo l'asola, ma la macchina da cucire tecnologia che hanno alla Scuola Moda Vezza ha il piedino apposta per farla. Così basta prendere la misura del bottone e lasciare che si crei da sola, il difficile poi è aprire l'asola senza bucarsi una mano con l'apriasola o tagliare tutto il tessuto.




Ecco, la mia gonna è finita, e vi prometto che la vedrete anche indosso a me, dato che l'assistente della scuola si è anche offerta di farmi da fotografa. Ma ho ancora da completare il mio abito anni 50 fucsia che era stato imbastito nella lezione dimostrativa, quindi sono ansiosa di migliorare, e soprattutto di andare a caccia di stoffe per riempire l'armadio di gonne per la mia estate. Potrete seguire i miei progressi e quelli delle altre allieve anche sugli account di instagram e facebook della Scuola Moda Vezza.


scuola moda vezza su instagram

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mercoledì 9 aprile 2014

Fashion Books: Genevieve Antoine Dariaux A Guide to Elegance

Se avessi letto Guida all'eleganza di Genevieve Antoine Dariaux quattro anni fa probabilmente non avrei mai aperto questo blog, oppure l'avrei intitolato "Genevieve Rules". Lo sapere, ho deciso di aprire un blog perchè non ero d'accordo con quello che leggevo nei libri di moda e sulle riviste, credevo che si mancasse di relismo e di buonsenso, si ripetessero solo le stesse cose così a lungo da finire per crederci. I legginsg sono pantaloni, i boyfriend jeans donano a chi ha le curve, il tubino nero è un must have, idiozie inventate da chi deve vendere che a lungo andare ci facevano odiare i vestiti.
Ho scoperto il libro di Madam Dariaux leggendo Eleganza di Kathleen Tessaro, un chick lit abbastanza piacevole ambientato a Londra, che ha avuto tanto successo da consentire al libro del 1964 di essere ristampato. Il libro si trova solo in inglese, e quindi mi ci è voluto un po' di tempo per raccogliere il coraggio per acquistarlo. Con mia sorpresa si tratta di un inglese abbastanza semplice da capire, e piano piano il mio vocabolario di termini "fashion" si sta ampliando.
La prima cosa che ho pensato, dopo ave letto poche pagine di questo libro è stata che finalmente stavo leggendo un testo che trattava i vestiti con buon senso, con ragionevolezza e coerenza. Mi sono ritrovata anche a ridacchiare leggendolo, trovandomi perfettamente d'accordo con le considerazioni di una donna che scrive cinquant'anni fa.

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Il libro, tratta ogni argomento e capo in ordine alfabetico, da anche qualche piccolo consiglio sulle forme del corpo, ma soprattutto risponde appieno alla promessa che fa nel sottotitolo "For every woman who wants to be well and properly dressed on all occasion" (per ogni donna che vuole essere vestita bene e appropriatamente per ogni occasione). Il che non significa che è un susseguirsi di "occasioni d'uso" relativamente improbabili, tutt'altro, nonostante sia stato scritto in un periodo in cui le donne tendenzialmente si cambiavano almeno tre volte al giorno e che indossavano per lo più tailleur, da davvero gli strumenti per imparare a vestirsi bene.

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Quello che mi ha colpito di Madame Dariaux è che capisce davvero l'animo delle donne: most woman, in order to be sure of not making a mistake, prefer to dress like everybody alse in the most banal manner (molte donne, per essere sicure di non fare errori, preferiscono vestirsi come tutte le altre nel modo più banale), ecco la nostra paura dei vestiti, ben capita e chiara.
Ci troviamo d'accordo anche sullo stesso concetto di colore base, così tanto che quasi mi sono spaventata nel leggerlo It is often practical to select a basic colour for each season. It might be beige, navy blu, grey or balck and white checks for the spring; black, brown, dark grey or dark green for the winter. (È pratico selezionare un colore base per ogni stagione. Potrebbe essere beige, blu navy, grigio o a scacchi bianchi e neri per la primavera; nero, marrone, grigli scuro o verde scuro per l'inverno.)
Si percepisce anche la sua disapprovazione quando di parla di peso, infatti negli anni 60 iniziava la moda del "magro magro in modo assurdo": Slimming is practically a new religion. (Dimagrire è praticamente una nuova religione.)

jean jeanie

Si lancia anche in una "arringa" contro le commesse delle grandi case di moda (stiamo parlando di haute cuture non di zara), che vogliono vendere a tutti i costi abiti anche se non donano alla cliente, that never stop to consider the disastrous publicity represented by badly dressed customers. (che non si fermano a considerare la pubblicità disastrosa che una cliente mal vestita rappresenta).

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Ma c'è molto di più in questo libro, di quello che possa restare in un solo post, e che si può riuscire a tradurlo. Certamente se l'inglese per voi non è uno sconosciuto vale davvero la pena di acquistarlo, e dedicarsi se mai alla lettura con a fianco un dizionario.

the glamorous house wife


martedì 8 aprile 2014

Come vestirsi quando c'è vento

Prima ancora di svegliarmi completamente sento le tapparelle sbatacchiare, guardo dalla finestra per avere conferma di quello che so già: sarà una giornata molto ventosa.
Nel decidere cosa mi metto, per affrontare un'intera giornata fuori casa, la possibilità di pioggia è di sicuro la prima variabile, ma anche il vento forte ha la sua importanza.

legerete en douce

Se c'è vento devo dire addio al cappello, niente cloches o berretti con visiera. Solo il cappello di lana o un basco ben calato possono resistere e non volare via.

Sarà difficile anche trovare la gonna giusta per non ritrovarvi a fare scene alla Marilyn in mezzo alla strada. Non è detto che dobbiate rinunciarvi, tutti i modelli dritti o a matita non patiscono il vento, ma anche tra quelle più ampie se ne può trovare qualcuna più adatta. Da scartare quelle a ruota, e tutti i modelli molto ampi e morbidi, il vento farebbe di loro ciò che vuole, meglio un modello svasato ma rigido. Le gonne a ruota con sottoveste poco ampia si possono invece utilizzare, ma solo se tale sottoveste non è trasparente.

cross in gil and mono

Pensate che i pantaloni siano la soluzione? In realtà anche tra quelli ve ne è qualcuno da scartare, il modello a palazzo si attorciglierà intorno alla gamba, rendendo un effetto un po' spiacevole se le vostre gambe sono molto magre.
Anche per il soprabito sarebbe meglio scegliere un modello non troppo lungo o comunque che si chiude fino in fondo, per evitare di camminare per la città con le falde del cappotto che svolazzano come foste il conte Dracula.

cross in gil and mono

E se piove e tira vento? Benvenute a Genova, dove la pioggia arriva con un angolo di 45 gradi o più. Un ombrello grande non ci salverà, si romperà o, se anti vento, vi troverete a veleggiare dietro di lui nemmeno foste Mary Poppins. 

first time user

La cosa più saggia è indossare un paio di stivali che arrivino almeno al ginocchio, e possibilmente gonna e collant, che, anche se si bagneranno si asciugheranno più velocemente di un paio di pantaloni. L'alternativa è solo la tuta da palombaro, dentro a cui si calano tutti i motociclisti appena il cielo minaccia il diluvio.

cape cod collegiate